Segreti e bugie di Federico Fellini

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Sono passati ormai più di vent'anni, ma le luci non si sono mai spente. Come potrebbero spegnersi le luci del sogno, le luci della fantasia, le luci immaginarie e surreali dei film di Federico Fellini? Siamo sempre lì a riguardare i suoi film e a scoprire qualcosa di nuovo, a criticarli e a rimanerne affascinati, talvolta imbrigliati dentro le immagini come se ci trovassimo a farne stranamente parte.

GIANFRANCO ANGELUCCI

Segreti e bugie di Federico Fellini

Luigi Pellegrini Editore, pp. 328, € 18

 

Per il ventennale della morte di Federico Fellini, nel 2013, molti sono stati gli omaggi resi al grande Maestro del cinema italiano, vi è tuttavia un libro che mi sta molto a cuore, un racconto diretto, vivo, un fiume di pensieri e testimonianze, ricordi ed emozioni. Volendo qui recensire un libro dovrei, prima di tutto, evitare di fare quanto ho appena fatto, non si può dire che il libro di cui parlo mi sta a cuore, ma parlando di Federico Fellini credo che lo si possa fare, credo di potermi prendere questa licenza. Non dovrei neanche dire di aver conosciuto personalmente Gianfranco Angelucci, autore di questo libro, insomma dovrei essere più imparziale, ma sono sicuro che Federico (…che forse non dovrei neanche chiamare solo per nome) mi perdonerà questa libertà. Già nel 2000 Angelucci, sceneggiatore del film di Federico Fellini L’intervista, aveva scritto Federico F., pubblicato da Avagliano Editore. Ora ha deciso di tornare a raccontare, su suggerimento di quel mago delle immagini, di un illusionista della vita che era sempre pronto a deformare la realtà, a decomporla per poi rimettere assieme i pezzi a modo suo, magari ingrandendoli un po’, a volte sformandoli per ridargli una nuova vita. Il libro si presenta senza titoli interni, non vi sono capitoli a spezzare il fiato del racconto, si tratta di un unico flusso senza sosta, ognuno trova al suo interno le pause e le riprese che più gli aggradano, ognuno è libero di seguirne il respiro e gli ondeggiamenti. Forse proprio per questo ho deciso di non seguire una linea convenzionale in questa presentazione, ciò perché di Federico è stato detto quasi tutto, sembrerebbe quindi quasi superfluo ripercorrere dati o momenti semplicemente esteriori o tecnici, spesso triti e ritriti. Ho conosciuto l’autore del libro nel 2003, lo avevo invitato a Budapest ad un convegno da me organizzato in occasione del decennale della morte di Federico Fellini. Non lo avevo mai visto prima, non ci avevo mai parlato, ma il mio invito fu accettato di buon grado, tanto che Gianfranco mi rispose con le seguenti parole: «Per ora, per quanto ha scritto su Federico, la considero senz'altro mio amico». Durante il convegno si mise a raccontare in maniera accorata della sua collaborazione con il grande Maestro, creò delle atmosfere ricche di emozioni, seppe dare colore e vivacità a quest’incontro che non era, per l’appunto, un percorso esteriore di fatti bensì una ricostruzione sentimentale della figura felliniana, una ricostruzione che rifuggiva volutamente ogni tentativo di incasellare Federico dentro delle categorie ben precise. Per questo motivo credo si possa giustificare questa mia intromissione, forse troppo soggettiva, nel parlare di questo libro, non solo perché lo stesso Federico amava questo tipo di voli fantasiosi, ma anche perché lo stesso autore del libro ha voluto dare un simile approccio alle pagine che, come una sorta di scavo interiore, scivolano una dopo l’altra tra memorie, frammenti e nascosti risvolti dell’anima. Non esiste quindi un ordine cronologico, anche questo libro è un amarcord di immagini scombinate, volutamente ribaltate, ripercorse, rivisitate, si tratta di ricordi senza contorno, nascosti tra la nebbia del tempo, quella nebbia dentro la quale vediamo spesso danzare i personaggi dei film di Federico. Ciò non significa che l’immagine del grande regista ne esca fuori sbiadita, vengono ripercorse tappe importanti della sua vita, il suo arrivo nella città eterna, le sue prime collaborazioni, il suo incontro con Giulietta Masina. Non mancano i riferimenti ai suoi film, i retroscena relativi alla sua collaborazione con personaggi che ebbero per lui una grande importanza, basti pensare al suo magico amico Nino Rota, al permaloso e pungente Ennio Flaiano, o all'allora incompreso Alberto Sordi, al quale Federico decise di dare fiducia, nonostante i suoi iniziali fallimenti. Di nomi se ne dovrebbero fare molti, ma non credo sia qui l’occasione per ripercorrerli tutti, resta tuttavia impossibile calare il silenzio su Marcello Mastroianni ed Anita Ekberg. Li si vuole però ricordare non tanto per l’indimenticabile scena della Fontana di Trevi, quanto per quella scritta, assieme a Federico, dallo stesso Gianfranco Angelucci. Siamo nel 1986 sul set del film L’intervista, la troupe, assieme allo stesso Federico, qui nella parte di se stesso, si riunisce a casa di Anita. Anche in questo film viene ricreata una scena di una malinconia sconvolgente e coinvolgente: i due attori, ormai invecchiati, si ritrovano lì a riguardare se stessi, giovani, mentre giravano La dolce vita. Il tempo sembra fermarsi per un attimo, per un istante sembra che siano di nuovo soli, che siano usciti dal tempo stesso per entrare nel ricordo, per tornare al mito e rivivere il passato, per reimpossessarsi di ciò che sembrava non appartenergli più. Il libro di Gianfranco è fatto di ricordi che vagano in maniera apparentemente arbitraria per poi essere ricomposti, sono come Marcello e Anita che si riguardano su quello schermo per incontrarsi nuovamente, per riviversi. Arrivano al lettore con la stessa forza delle immagini di un film, come se fossero dapprima confuse, nebbiose, per poi diventare sempre più nitide, sempre più forti. Sono come un film muto in bianco e nero, a cui pian piano sembrano aggiungersi la musica ed il colore, dando vita a misteriosi sussulti dell’anima. Numerosi sono quei segreti e quelle bugie che già il titolo di questo libro disvela, si tratta di entrare, senza far troppo rumore, con rispetto, nelle più intime confessioni di Federico, quelle che egli stesso esprimeva nelle sue caricature, nei suoi sogni che diventavano disegni, si tratta di bugie che, attraverso la sua speciale lente, si trasformavano magicamente in realtà. A concludere il libro ci sono una nota biografica, una completa filmografia ed un utilissimo indice dei nomi. Sembrerebbero forse componenti scontate, ma sono in questo libro delle potenti armi di lettura, ci aiutano a trovare i nostri percorsi, ad assecondare le nostre curiosità, proprio perché la curiosità è il motore della vita, quella curiosità ingenua di un «perché», magari pronunciato senza troppo pensare. L’autore del libro, che tanto ha condiviso con Federico, ha deciso quindi di mettere nero su bianco una storia fatta di confessioni, ricordi, partenze e ritorni, quel che ne esce fuori è un disegno vivo, come uno di quei sogni che lo stesso Federico, improvvisamente, decideva di porre su un foglio per dargli una forma. Forse avrei dovuto evitare, come già si accennava, di gettarmi emozionato tra le emozioni, non mi sarei forse dovuto tuffare tra quei ricordi con troppa curiosità e immaginazione, ma in fondo è proprio questa la forza che ci suggerivano i film di Federico, una forza fatta di colori che cambiano tonalità in continuazione, quella stessa forza che Gianfranco Angelucci ha riportato e gettato, con grande intensità, tra le pagine di questo libro.

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