Saturday, 10 December 2016 23:18

Le chiavi di casa Featured

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Le chiavi di casa (2004 - 105') di Gianni Amelio con Kim Rossi Stuart, Charlotte Rampling, Andrea Rossi, Pierfrancesco Favino.

Con il film Le chiavi di casa Gianni Amelio dimostra in maniera decisa la sua sapienza dietro la macchina da presa, affrontando un tema delicato come quello dell’handicap senza trasformare il film, tuttavia, in una serie di immagini pietose e buoniste.


In un film spesso si cercano e si trovano dei significati simbolici, anche le chiavi di casa sono un simbolo forte ed importante, il simbolo di un bambino che diventa adolescente, un bambino al quale viene data la grande fiducia di affidargli, appunto, la possibilità di entrare ed uscire di casa in maniera autonoma. In questo caso il bambino in questione è portatore di handicap e, quando si trattano argomenti di questo genere, si corre il rischio di poter dire o far vedere qualcosa di troppo, di eccessivo. Amelio, grazie anche ad una sceneggiatura ben scritta, è riuscito ad essere realista, non compassionevole ma rispettoso, con dei dialoghi che non sono mai fuori ruolo ed uno stile che lascia posto alla storia narrata, alla poesia, al dolore e allo stupore. Lo spunto del film è preso da un libro di Giuseppe Pontiggia intitolato Nati due volte, libro che ha ottenuto il Premio Campiello nel 2001 ed in cui l’autore parla del suo rapporto con il proprio figlio disabile. Si noti che, durante il film, vi è un riferimento diretto al libro che lo ha ispirato, la cui lettura viene consigliata proprio al padre del ragazzo portatore di handicap. L’argomento è duro ma lascia anche spazio a momenti di gioia, se dovessimo riassumere il film con una frase potremmo dire che racconta la storia di due persone: una malata “fuori”, il bambino (interpretato da Andrea Rossi, ragazzino realmente disabile), l’altra malata “dentro”, il padre (interpretato da un ottimo Kim Rossi Stuart). Lungo un viaggio in treno verso la Germania, dove praticamente è girato quasi tutto il film, vi sarà l’avvicinamento di questo padre ad un figlio che non aveva mai voluto vedere prima, un figlio la cui madre era morta proprio nel momento in cui lui stava per nascere. Per curare la malattia interiore di questo padre non c’è un ospedale apposito, sarà proprio una dottoressa, chiedendo delucidazioni sulla famiglia del piccolo paziente, ad affermare che l’ospedale cura la malattia, non la vita privata. Le scene a volte crude ci aiutano ad avvicinarci alla psicologia del ragazzo, un ragazzo forte nella sua debolezza, persino nel suo accento romanesco, forte nella sua voglia di vivere di cose semplici, forte a tal punto da poter dire al padre in lacrime di non piangere, “non fare così, ci sono qua io” dice il ragazzino. In questo film Amelio riesce a far parlare non solo le parole, ma anche le immagini e i silenzi.

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