Sunday, 27 October 2013 00:00

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Malena (2000) di Giuseppe Tornatore, con Giuseppe Sulfaro, Luciano Federico, Monica Bellucci, Matilde Piana, Gaetano Aronica

Malèna è un film ricco di richiami, pieno di visioni che rievocano non solo il passato ma il cinema stesso.

Alcune immagini ricordano le atmosfere di Federico Fellini e di Sergio Leone, altri spunti richiamano invece l’episodio Gli italiani si voltano di Alberto Lattuada, inserito all’interno del film collettivo Amore in città (1953). Il film che, tuttavia, sembra aver lasciato principalmente il segno su Malèna è un grande film di Pietro Germi, Sedotta e abbandonata (1964). In particolare la scena dell’attraversamento della piazza, come conferma lo stesso Tornatore, ha tratto ispirazione proprio dalla scena memorabile del film di Germi, che aveva come protagonista una giovanissima Stefania Sandrelli. Il soggetto di Malèna gli era stato proposto già prima del suo Oscar con Nuovo Cinema Paradiso (1988), dopo averlo abbandonato lo riprese a distanza di diversi anni, aveva bisogno di una storia semplice e della sua Sicilia.Giuseppe Tornatore ha saputo fondere, in questo come in molti altri suoi film, il comico, il grottesco ed il drammatico, una mescolanza esplosiva con la quale riesce a far emergere i personaggi e i loro destini. In questo film un ragazzino di quattordici anni si innamora della bellissima Malèna, che ha il doppio dei suoi anni e che, in paese, è al centro dei pettegolezzi e delle malelingue. La vita di Malèna è triste, da moglie a vedova, fino a divenire prostituta, lungo un percorso che va di pari passo con gli eventi storici che stanno sullo sfondo, in particolare la seconda guerra mondiale e lo sbarco in Sicilia degli americani, avvenuto nel luglio del 1943. Il film, oltre all’indiscussa bravura di Tornatore, è ben sostenuto dalle musiche di Ennio Morricone da un lato, e dai meravigliosi colori creati dall’ungherese Lajos Koltai, direttore della fotografia con il quale Tornatore aveva già collaborato per La leggenda del pianista sull’oceano (1998). Giuseppe Tornatore sa giocare con le immagini, conosce bene le corde dell’animo umano ed ama i simboli, lo stesso nome della protagonista sembra rievocare da un lato la figura di Maddalena ma, a ben vedere, dall’altro lato è pur vero che contiene, dentro sé, la parola “male”. Tornatore avrebbe voluto utilizzare, per questo film, il bianco e nero, inizialmente pensava fosse più adatto alla storia, era convinto che potesse renderla ancora più vera. Le scelte sono sempre difficili, sicuramente Malèna in bianco e nero ci avrebbe dato alcune emozioni e ce ne avrebbe levate alcune altre, nonostante ciò si tratta di un film sincero e insidioso, semplice ed universale.

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